La tesi dei tecnici del MiSE è chiara: nell’ambito di Impresa 4.0, i maxi-ammortamenti, benché non abbiano mai previsto criteri di selettività tra i soggetti beneficiari, sono stati uno straordinario acceleratore per gli investimenti di grandi imprese già alle prese con programmi di trasformazione digitale dei propri processi produttivi (si pensi ad esempio alle imprese operanti nel settore ceramico o ad altre “industrie di processo”). 

Ora serve introdurre le nuove tecnologie anche nei processi industriali “discreti”, che producono per lotti e nelle imprese meno preparate o più restie ad innovarsi che, in prevalenza, sono imprese di dimensioni medio-piccole.

 

Si prevede pertanto la proroga dei maxi-ammortamenti fiscali per gli investimenti effettuati nel 2019 (con coda al 30 Giugno 2020 per la consegna dei beni se si paga entro il 2019 almeno il 20% di acconto). 

Secondo la bozza in discussione, per l’acquisto nel 2019 di beni digitali collegati al Piano Impresa 4.0, la maggiorazione dell’ammortamento sarà del 180% (quindi costo ammortizzabile totale del 280%) fino a 500mila euro di investimento, del 150% per investimenti tra 500mila e 2 milioni, del 100% oltre 2 milioni e fino a 10, e del 50% oltre i 10 e fino a 30 milioni.

 

Si punta anche a prorogare il superammortamento per la sostituzione i beni strumentali tradizionali. Ma nel caso di cumulo tra superammortamento e iperammortamento, scatterà il tetto massimo di 30 milioni/anno di investimento complessivo.

Pur non introducendo criteri di selettività tra i soggetti beneficiari, l'incentivo sarebbe, quindi, più stimolante per investimenti di piccole dimensioni, prevalentemente effettuati da piccole e medie imprese, rispetto ai progetti di importi superiori che vedono più frequentemente coinvolte le grandi imprese. Una PMI, che realizza un investimento di 30 milioni di euro avrebbe, dunque, la stessa percentuale di una grande impresa. Ma è molto probabile che una PMI realizzi un investimento inferiore ai 2 milioni di euro, ottenendo un’agevolazione più alta rispetto ad investimenti di maggiore entità.

La nuova impostazione consente, pertanto, di evitare che l'incentivo possa essere ricondotto nella definizione di aiuto di Stato, riportata nell'articolo 107 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

 

Infine, ci sono le imprese che hanno già investito nel digitale e non vanno abbandonate al loro destino. Se si intende davvero incidere profondamente sul tessuto industriale del nostro paese occorre anche favorire l’implementazione e l’aggiornamento delle tecnologie per chi ha fatto investimenti 4.0, soprattutto sotto la spinta degli incentivi.

In sostanza, secondo diversi autorevoli esperti in materia di innovazione, super e iper ammortamento hanno rappresentato nella loro fase iniziale uno shock positivo per le imprese, ma la cosa più importante sarebbe riuscire a dare stabilità agli incentivi nel medio/lungo termine, altrimenti si corre il rischio di non riuscire ad incrementare in modo significativo la produttività del nostro sistema manifatturiero, perdendo in questo modo la sfida con i principali competitor manifatturieri a livello globale.